Oak Town - Greenfield, gennaio 2517
Ti aspetto qui. - Aveva letto sul viso
di Gray il bisogno di quiete e silenzio. Negli ultimi giorni aveva
visto crescere le ombre, non solo attorno ai suoi occhi per la
mancanza di sonno, ma nel fondo delle pupille e tra le pagliuzze
chiarissime delle sue iridi. Aveva sempre pensato che le spalle di
quel uomo non fossero ampie abbastanza per qualsiasi fosse il peso
che stavano trasportando, ma dopo averlo visto, per l'ennesima volta,
attingere alle pillole come unica fonte di sollievo, aveva la
certezza – dettata dalla sua esperienza - che quel uomo alto e
brillante si poteva sfaldare con una facilità impressionante. Il suo
equilibrio fin troppo fragile andava avanti a pillole e lavoro.
Mentre sfruttava il suo holodeck per scaricare le fotografie dalla
Xenon, nella stanza affittata al Crazy Horse Saloon, non poteva fare
a meno di pensare a lui e al perchè avesse deciso, senza esitazioni,
di finire con lui a cercare di catturare in una miriade di pixel e in
tre dimensioni, il volto di un giustiziere. Ormai si era convinta del
profilo che aveva tracciato Holmes, per cui non era più un semplice
assassino come tanti, ma l'ombra alata di un giustiziere. Scorreva
tra le foto scattate – rubate – a Nina e Sid senza avere davvero
il bisogno di osservarle. Sapeva esattamente quali attimi aveva
catturato, perchè a loro volta essi avevano catturato lei, un
frammento di anima grondante come il fiotto di sangue schizzato dalle
narici del ragazzo dai boccoli castani e lo sguardo liquido. Stesa
pancia in giù sul letto, con le gambe sollevate, giocherellava col
computer altrui senza trovare soddisfazione, improvvisamente si era
ricordata che sarebbe dovuta fare un giro per la città a cercare una
benedetta memoria esterna, visto che non poteva davvero lasciare
quelle foto lì a marcire, non aveva senso. Pulita la memoria della
Xenon, con un sospiro contratto in petto chiuse il portatile,
facendolo scivolare sotto al cuscino. Stesa, nella penombra fissava
il soffitto senza sentire nulla a parte il brusio dei propri
pensieri. Stava cercando di fare chiarezza, di capire perchè invece
di essere sullo Skyplex a risolvere i problemi del fratello minore
stava alle calcagna di un uomo maledettamente pericoloso. Con un
sorso di alcol si era convinta che era per distoglierlo, nascondersi
dietro ad un sorriso e una complicità che poteva comunque tornarle
comoda. Con un tiro di sigaretta si era scoperta a considerare che in
fondo, se pubblicava una foto propria correlata ad un articolo di
Gray Holmes avrebbe ottenuto soldi decenti e una spinta, magari, per
vivere semplicemente di quello. Con un sorriso e un sospiro,
capovolse le carte: tutto quello che aveva pensato prima era una
scusa bella e buona. C'era perchè voleva starci, lì, perchè
sperava di trovare qualcosa di abbastanza violento e brutale da
spegnere la fame, perchè le piaceva osservare Sebastian alla presa
con gli indizi, fare il suo mestiere in maniera quasi
autodistruttiva, le piaceva incappare nello sguardo ambiguo di Sid,
averlo attorno con la leggerezza dell'assoluta noncuranza. C'era
molto dietro quel sorriso morbido, quelle fossette simmetriche,
troppo davvero, come in Nina, nel suo annaspare tra i marosi della
droga e gli incubi di chissà quale dolceamaro passato che le
striscia appresso come un'ombra. Le piaceva il pensiero di strisciare
sottopelle alla gente, ampliare il bacino di vite umane a cui
succhiare le emozioni, le paure, i mostri. Ognuno di loro aveva un
nodo in fondo all'anima e lei moriva dalla voglia di affondarci le
mani, scavare nella melma ed impossessarsene. In più doveva anche
ammettere che non era affatto male assorbire il malessere che
Sebastian sfogava tra le lenzuola, sublimando per qualche tempo –
pillole permettendo – quello che la vita gli buttava addosso, in
nodi rossi e pulsanti di passione. 'Odio e tristezza.' Non poteva
fare a meno di ripetere quelle parole, le sensazioni che Gray aveva
percepito sul luogo del delitto, attraverso qualsiasi cosa gli
avessero impiantato alla Blue Sun. Non avrebbe trovato nessuna
brutalità, nessuna furia vendicativa in quegli assassini, ma una
morte pulita e silenziosa. Non era per quello che si era fatta
tentare – colpa di Sid, tra l'altro – a seguirli su Greenfield,
ma ormai non poteva, né voleva, tirarsi indietro: avrebbe trovato
altro per quietare la fame, doveva trovare altro. L'irrequietezza
stava cominciando a bollirle nelle vene, agitando le pupille. Lo
vedeva nelle foto che aveva scattato a quei due, fuori dal
lazzaretto. Lo sentiva, nel battito del proprio cuore, nel sapore di
sangue sulla punta della lingua. Fortunatamente aveva con sé il
braccialetto, e tutto sarebbe andato bene: bastava avere fede. Seduta
davanti alla finestra, invece di guardare fuori si scoprì a fissare
nei propri occhi, inseguendo i mostri nella testa con un sorriso
dolce come il miele. Versò l'ennesimo bicchiere, svuotando la
bottiglia, allontanando idee malsane che galleggiavano in un mare
scuro e burrascoso, a colpi di alcol e sigarette. Mancava qualcosa.
Lo percepiva nel tremore delle dita, quel impulso a cercare altro,
oltre la normalità, oltre la moralità, oltre il dannato limite
della legalità. Doveva inventarsi qualcosa, e presto. Doveva trovare
una valvola di sfogo. Doveva sentire ancora una volta il flusso
drammatico dell'adrenalina gonfiare le vene, contaminare il cuore e
divorarsi l'anima, un pezzo alla volta. Un Bregovic non riesce a
stare fermo. E' il sangue dei nomadi che chiama. Ma per il momento
riusciva ancora a contenerlo. Ancora un po'. Ancora un po'.