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07/01/15

Oak Town - Greenfield, gennaio 2517

Ti aspetto qui. - Aveva letto sul viso di Gray il bisogno di quiete e silenzio. Negli ultimi giorni aveva visto crescere le ombre, non solo attorno ai suoi occhi per la mancanza di sonno, ma nel fondo delle pupille e tra le pagliuzze chiarissime delle sue iridi. Aveva sempre pensato che le spalle di quel uomo non fossero ampie abbastanza per qualsiasi fosse il peso che stavano trasportando, ma dopo averlo visto, per l'ennesima volta, attingere alle pillole come unica fonte di sollievo, aveva la certezza – dettata dalla sua esperienza - che quel uomo alto e brillante si poteva sfaldare con una facilità impressionante. Il suo equilibrio fin troppo fragile andava avanti a pillole e lavoro. Mentre sfruttava il suo holodeck per scaricare le fotografie dalla Xenon, nella stanza affittata al Crazy Horse Saloon, non poteva fare a meno di pensare a lui e al perchè avesse deciso, senza esitazioni, di finire con lui a cercare di catturare in una miriade di pixel e in tre dimensioni, il volto di un giustiziere. Ormai si era convinta del profilo che aveva tracciato Holmes, per cui non era più un semplice assassino come tanti, ma l'ombra alata di un giustiziere. Scorreva tra le foto scattate – rubate – a Nina e Sid senza avere davvero il bisogno di osservarle. Sapeva esattamente quali attimi aveva catturato, perchè a loro volta essi avevano catturato lei, un frammento di anima grondante come il fiotto di sangue schizzato dalle narici del ragazzo dai boccoli castani e lo sguardo liquido. Stesa pancia in giù sul letto, con le gambe sollevate, giocherellava col computer altrui senza trovare soddisfazione, improvvisamente si era ricordata che sarebbe dovuta fare un giro per la città a cercare una benedetta memoria esterna, visto che non poteva davvero lasciare quelle foto lì a marcire, non aveva senso. Pulita la memoria della Xenon, con un sospiro contratto in petto chiuse il portatile, facendolo scivolare sotto al cuscino. Stesa, nella penombra fissava il soffitto senza sentire nulla a parte il brusio dei propri pensieri. Stava cercando di fare chiarezza, di capire perchè invece di essere sullo Skyplex a risolvere i problemi del fratello minore stava alle calcagna di un uomo maledettamente pericoloso. Con un sorso di alcol si era convinta che era per distoglierlo, nascondersi dietro ad un sorriso e una complicità che poteva comunque tornarle comoda. Con un tiro di sigaretta si era scoperta a considerare che in fondo, se pubblicava una foto propria correlata ad un articolo di Gray Holmes avrebbe ottenuto soldi decenti e una spinta, magari, per vivere semplicemente di quello. Con un sorriso e un sospiro, capovolse le carte: tutto quello che aveva pensato prima era una scusa bella e buona. C'era perchè voleva starci, lì, perchè sperava di trovare qualcosa di abbastanza violento e brutale da spegnere la fame, perchè le piaceva osservare Sebastian alla presa con gli indizi, fare il suo mestiere in maniera quasi autodistruttiva, le piaceva incappare nello sguardo ambiguo di Sid, averlo attorno con la leggerezza dell'assoluta noncuranza. C'era molto dietro quel sorriso morbido, quelle fossette simmetriche, troppo davvero, come in Nina, nel suo annaspare tra i marosi della droga e gli incubi di chissà quale dolceamaro passato che le striscia appresso come un'ombra. Le piaceva il pensiero di strisciare sottopelle alla gente, ampliare il bacino di vite umane a cui succhiare le emozioni, le paure, i mostri. Ognuno di loro aveva un nodo in fondo all'anima e lei moriva dalla voglia di affondarci le mani, scavare nella melma ed impossessarsene. In più doveva anche ammettere che non era affatto male assorbire il malessere che Sebastian sfogava tra le lenzuola, sublimando per qualche tempo – pillole permettendo – quello che la vita gli buttava addosso, in nodi rossi e pulsanti di passione. 'Odio e tristezza.' Non poteva fare a meno di ripetere quelle parole, le sensazioni che Gray aveva percepito sul luogo del delitto, attraverso qualsiasi cosa gli avessero impiantato alla Blue Sun. Non avrebbe trovato nessuna brutalità, nessuna furia vendicativa in quegli assassini, ma una morte pulita e silenziosa. Non era per quello che si era fatta tentare – colpa di Sid, tra l'altro – a seguirli su Greenfield, ma ormai non poteva, né voleva, tirarsi indietro: avrebbe trovato altro per quietare la fame, doveva trovare altro. L'irrequietezza stava cominciando a bollirle nelle vene, agitando le pupille. Lo vedeva nelle foto che aveva scattato a quei due, fuori dal lazzaretto. Lo sentiva, nel battito del proprio cuore, nel sapore di sangue sulla punta della lingua. Fortunatamente aveva con sé il braccialetto, e tutto sarebbe andato bene: bastava avere fede. Seduta davanti alla finestra, invece di guardare fuori si scoprì a fissare nei propri occhi, inseguendo i mostri nella testa con un sorriso dolce come il miele. Versò l'ennesimo bicchiere, svuotando la bottiglia, allontanando idee malsane che galleggiavano in un mare scuro e burrascoso, a colpi di alcol e sigarette. Mancava qualcosa. Lo percepiva nel tremore delle dita, quel impulso a cercare altro, oltre la normalità, oltre la moralità, oltre il dannato limite della legalità. Doveva inventarsi qualcosa, e presto. Doveva trovare una valvola di sfogo. Doveva sentire ancora una volta il flusso drammatico dell'adrenalina gonfiare le vene, contaminare il cuore e divorarsi l'anima, un pezzo alla volta. Un Bregovic non riesce a stare fermo. E' il sangue dei nomadi che chiama. Ma per il momento riusciva ancora a contenerlo. Ancora un po'. Ancora un po'.