26/12/14

Lòng City - Xinhion, giugno 2505

Era seduta nell'ufficio del Rettore, osservando il mobilio con il cipiglio crucciato di chi sembra fare paragoni. Aveva lo stesso odore di quello di suo padre, nella tenuta di famiglia, eppure risultava molto più piccolo. I soffitti erano troppo bassi, le finestre troppo sottili e non si godeva della stessa luminosità che poteva ricevere a casa. La scrivania di suo padre era molto più grande, tuttavia, in quei momenti di attesa, senza avere nemmeno un indizio del motivo per cui era stata convocata in quel posto, riusciva solo a ricordare le parole del padre di qualche settimana addietro.

I tuoi voti sono calati, Lana, e questo non è accettabile. L'ultima sessione d'esami di questo semestre sarà il tuo banco di prova. Da quando hai cominciato a frequentare i tuoi – le labbra si piegarono in una smorfia disgustata – balocchi, il tuo rendimento non è assolutamente all'altezza degli standard di questa casa. 
Fratelli, padre. Sono i miei fratelli. - la precisazione aveva il sapore della sfida. Non ci stava pensando, quando lo corresse, ma la scintilla tiepida di soddisfazione in petto le strappò un sorriso sghembo. - Darren è tuo fratello, quelli sono solo scarti della società. Ti permetto di vederli solo per farti felice, ma se non ci sarà un miglioramento... - il tono grave, la voce graffiata da una nota collerica non richiese ulteriori aggiunte. In rare situazioni il padre l'aveva messa davanti a delle scelte, si era sempre comportata in modo da poter ottenere ogni capriccio, assecondando, raggirando, ma questa era una cosa sulla quale aveva poca presa, e non era facilitata nemmeno dalla madre, che calma, alle spalle di Adam, la fissava. - Tesoro, sappiamo che per te è molto importante tenere vivo il legame con la tua vera famiglia, è stato un trauma, ne siamo consapevoli, ma è per il tuo futuro che siamo preoccupati, non per il tuo passato. - Quella donna aveva la quiete placida delle acque immobili, e allo stesso tempo era insidiosa come il ghiaccio sottile di un lago. L'aveva studiata a lungo, aveva osservato i suoi modi, il comportamento fino a trarne ispirazione. Quello dei suoi genitori non era un matrimonio d'amore, ma di semplice convenienza, uno scambio reciproco. - Capisco le vostre ragioni e mi dispiace sinceramente di avervi fatti preoccupare, farò in modo di risollevare la mia media.

La porta dell'ufficio e le voci all'esterno la richiamarono dai pensieri. Stava in piedi, davanti alla finestra, osservando i movimenti all'esterno. La finestra del rettore dava sul campo da pyramid dell'Università, dove si allenava la squadra. 

Mi perdoni per l'attesa Miss Cohen – Lei si voltò. Addosso aveva un tailleur elegante, grigio scuro, che la faceva apparire più grande, più seriosa di quanto in realtà non fosse: un trucco estremamente delicato, gioielli poco appariscenti e un bracciale, accuratamente nascosto sotto il polsino della camicetta. Sorrise verso l'uomo che entrò nell'ufficio. Si trattava di un signore distinto, sulla sessantina, i capelli brizzolati, un accenno di barba molto curata, l'aspetto elegante e composto di un uomo con molto potere tra le mani e i futuri di molte famiglie da crescere e addestrare. - Si figuri professore, sono venuta appena ho ricevuto il suo messaggio. - Si scostò dalla finestra, avvicinandosi alla scrivania che lui le aveva indicato con un cenno composto del capo mentre richiamava a video alcuni documenti. - Come sempre impeccabile, Miss. - Il complimento che il Rettore le aveva rivolto aveva un sapore quasi obbligatorio. - Prego, si accomodi. - Lei ringraziò con un cenno del capo, occupando la poltrona comoda davanti all'ampia scrivania. In silenzio attendendo una spiegazione riguardo al perchè fosse stata richiamata lì. Aveva una sensazione sottopelle, un solletico leggero che sapeva di pericolo, quella sorta di avvertimento intimo che le pulsava nelle vene dei polsi. Il viso però era una maschera composta, il fratello l'aveva messa in guardia dal mostrare qualsivoglia preoccupazione e lei era abbastanza sicura di aver fatto tutto in maniera corretta. Nessuno sarebbe potuto risalire a lei, ne era cerca, senza ombra di dubbio. Riguarda il suo ultimo esame. - L'inizio aveva il sentore malevolo di un'accusa, ma l'uomo non sollevò mai lo sguardo a cercarla. Ruotò lo schermo, proiettando a favore degli occhi scuri di Lana i risultati che conosceva perfettamente. Eppure, con l'arte di chi certe scene le aveva ormai rese parte integrante della propria vita, si mostrò estremamente stupita. - Ed... è male? - Domandò lei, innocentemente. Risultati così sfavillanti non li aveva mai ottenuti, mai, nonostante l'impegno che ci aveva messo. Il tono di voce, la reazione volutamente meravigliata, furono abbastanza convincenti. secondo il suo modestissimo parere - Affatto, sono degli ottimi risultati che mi stupiscono in maniera decisamente piacevole. Nutrivo dei dubbi sulla sua possibilità di ripresa, ma come al solito mi ha smentito. Sono i migliori risultati degli ultimi tre anni, i miei complimenti. - la stretta di mano era calda e appiccicosa. C'era qualcosa nello sguardo febbrile di quel uomo, nel fondo dei suoi occhi azzurri c'era il sospetto che non lo lasciava e anzi, cercava una colpa nei suoi. Lei però non ammise nulla. Non aveva alcuna colpa, se mai aveva dei meriti e se li prese tutti. Il merito di aver convinto uno dei migliori informatici dell'università ad entrare nel sistema, manipolare gli esami direttamente alla fonte, cambiare non solo i suoi risultati ma quelli di tutti coloro che affrontarono quella sessione. Una piccolissima parte nella programmazione l'ebbe anche lei, trovando insolitamente divertente applicarsi su qualcosa che non fosse nel suo corso di laurea. Il sorriso soddisfatto che sfoggiava era tutto per i voti: bastavano a migliorare la media al punto da non dover più affrontare certi discorsi con la propria famiglia. - E' certo che non ci sia dell'altro? Trovo davvero bizzarro che mi abbia chiamata qui solo per complimentarsi. - Lui sorrise, inclinando la testa di lato, guardandola oltre il bordo degli occhiali a mezzaluna. - In verità sì, il suo sesto senso non la tradisce. Ci sarebbe questo corso che credo le potrebbe interessare. L'aiuterebbe con i crediti per appagare le pretese che gravano sulle sue spalle. - Allungò le dita, raccogliendo il plico informativo che il Rettore le porse. Lo sfogliò a lungo, sorridendo sottile, interessata. L'interessava, sì. Aveva sempre avuto una strana passione per la fotografia e quello che le proponevano le dava la possibilità di applicare una passione ai propri studi, ottenendo anche qualche punticino in più, ore fuori casa senza la guardia del padre o dei suoi tirapiedi.