Takoma Springs - Roanoke, febbraio 2517
La lingua scorre due rapide passate
sulla cartina, sigillando il mix di tabacco e bloom, poco prima che
le venga sottratto di mano. Sbuffa, allungandosi a reclamare quello
che con tanta cura e parsimonia si era chiusa in un angolo a creare.
La prima boccata non è nemmeno per lei, ma il secondo tiro le
riempie le narici dell'aroma dell'erba, distendendo un sorriso
intricato sulle labbra. Erano anni che non si prendeva un lusso
simile, più precisamente da quando Adam le aveva fatto sottoscrivere
un accordo al quale era costretta a sottostare per poter mantenere il
suo tenore di vita e i viaggi nel 'Verse: le avevano imposto di
indossare il lifecare della Blue Sun con controlli trimestrali
all'ospedale di Lòng City. Doveva risultare pulita, ogni santissima
volta, ed era un grosso peso, decisamente.
Seguire Nina sotto quella montagna si è
rivelata una delle scelte migliori che avrebbe potuto mai fare, in un
periodo così ingarbugliato della sua esistenza. L'incontro, di per
sé, con il medico le aveva lasciato un sapore strano sulla lingua.
Quegli artisti di strada, il capannello di persone, i tatuaggi e il
fisico emaciato da ex galeotto avevano aperto una voragine nei
pensieri e nel cuore. Non poteva fare a meno di vedere, in quelle
linee di inchiostro nero sulla pelle chiara, i disegni distintivi e
le storie non dette, molto simili a quelle dei suoi stessi fratelli:
il sangue del suo sangue.
Adesso, a scommesse terminate e con le
tasche un po' più gonfie, può godersi un attimo di relax. La gente
attorno è del tipo più variegato, eppure, in quel marasma
d'umanità, lei non si sente fuori luogo. Il suo sangue le permette
di adattarsi di trovare l'equilibrio, il punto di stabilità, con cui
protendersi e sfiorare la natura corrotta e viziata di certe
sfumature della vita. Sorride, e lo fa con sincerità, nel momento in
cui scioglie le briglie e lascia che sia solo il sangue a dettar
legge: l'istinto, privato del raziocinio imposto da anni e anni di
educazione rigorosa. Ci prova, a ringraziare Nina con una carezza,
prima di venire trascinata nel bosco, lontano dai fuochi, dalle luci,
dai colori. La perde di vista ma non se ne preoccupa, la testa è
leggera e deve pagare pegno. Una parte della scommessa vinta va
ovviamente al medico, una parte va a lei, l'altra al pilota che è
stato in testa tutta la gara e che poi ha perso all'ultimo,
permettendole di far alzare la quota del vincitore. Qualcuno
l'accuserebbe di aver barato, ma non riesce davvero a trovarci nulla
di male nel convincere qualcuno a guadagnarci più di quanto non
avrebbe fatto vincendo.
Si sente chiamare, una voce da lontano.
Lei prova a rispondere ma si ritrova la bocca impegnata. La cosa non
la stupisce, avrebbe dovuto considerare la possibilità che non era
bastata la parte di denaro guadagnata, e che l'ingordigia avrebbe
bussato alla testa del complice. Succede sempre così quando hai a
che fare con gentaglia di quel genere, uno in grado di vendersi la
dignità per una manciata di quattrini e una dose di switch. Ancora,
la voce di Nina le rimbalza nel cranio. Storce le labbra e sente
l'urgenza. Si morde il labbro inferiore, allungando il collo a
bisbigliare un “facciamo in fretta” che le taglia la voce con la
voracità con cui le mani altrui le mappano i fianchi.
Non ha bisogno di altri richiami.
Quindici minuti dopo torna verso il gruppo, tra i falò accessi e la
musica strimpellata da qualche chitarra. Si aggiusta i jeans,
abbottonandoli mentre cammina, si sistema i capelli, il maglione e
poi avvolge le braccia sottili attorno la vita stretta del medico,
facendo capolino oltre la sua spalla con il rotolo di soldi che viene
sospinto nella tasca altrui in maniera fluida, distratta al contempo.
Sorride, ma è un sorriso diverso da quello di prima. - Andiamo? - la
domanda non mette fretta, è posta semplicemente per chiedere. Ci
sono più soldi di quanti concordati, ma ogni cosa ha un suo prezzo
al mondo. Le striscia un bacio contro la guancia e si ritrae, con la
cautela di un serpente appesantito dalla sua ennesima vittima. Una
bella serata, che le scava nel petto un senso di mancanza enorme, da
soffocare tra alcol, erba e sesso, di quello buono, intenso che
intorpidisce gli arti e lascia la testa pesante, affannata contro il
cuscino. Un po' come accade ogni volta che incastra lo sguardo in
quello chiaro di un reporter, o quando si lascia convincere da
un'asina. Di certo non si accontenta di una sveltina, tristemente
consumata contro un tronco nella boscaglia in cambio di un guadagno
più alto sulle scommesse di quanto pattuito.
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