08/02/15

Takoma Springs - Roanoke, febbraio 2517 

La lingua scorre due rapide passate sulla cartina, sigillando il mix di tabacco e bloom, poco prima che le venga sottratto di mano. Sbuffa, allungandosi a reclamare quello che con tanta cura e parsimonia si era chiusa in un angolo a creare. La prima boccata non è nemmeno per lei, ma il secondo tiro le riempie le narici dell'aroma dell'erba, distendendo un sorriso intricato sulle labbra. Erano anni che non si prendeva un lusso simile, più precisamente da quando Adam le aveva fatto sottoscrivere un accordo al quale era costretta a sottostare per poter mantenere il suo tenore di vita e i viaggi nel 'Verse: le avevano imposto di indossare il lifecare della Blue Sun con controlli trimestrali all'ospedale di Lòng City. Doveva risultare pulita, ogni santissima volta, ed era un grosso peso, decisamente.

Seguire Nina sotto quella montagna si è rivelata una delle scelte migliori che avrebbe potuto mai fare, in un periodo così ingarbugliato della sua esistenza. L'incontro, di per sé, con il medico le aveva lasciato un sapore strano sulla lingua. Quegli artisti di strada, il capannello di persone, i tatuaggi e il fisico emaciato da ex galeotto avevano aperto una voragine nei pensieri e nel cuore. Non poteva fare a meno di vedere, in quelle linee di inchiostro nero sulla pelle chiara, i disegni distintivi e le storie non dette, molto simili a quelle dei suoi stessi fratelli: il sangue del suo sangue.

Adesso, a scommesse terminate e con le tasche un po' più gonfie, può godersi un attimo di relax. La gente attorno è del tipo più variegato, eppure, in quel marasma d'umanità, lei non si sente fuori luogo. Il suo sangue le permette di adattarsi di trovare l'equilibrio, il punto di stabilità, con cui protendersi e sfiorare la natura corrotta e viziata di certe sfumature della vita. Sorride, e lo fa con sincerità, nel momento in cui scioglie le briglie e lascia che sia solo il sangue a dettar legge: l'istinto, privato del raziocinio imposto da anni e anni di educazione rigorosa. Ci prova, a ringraziare Nina con una carezza, prima di venire trascinata nel bosco, lontano dai fuochi, dalle luci, dai colori. La perde di vista ma non se ne preoccupa, la testa è leggera e deve pagare pegno. Una parte della scommessa vinta va ovviamente al medico, una parte va a lei, l'altra al pilota che è stato in testa tutta la gara e che poi ha perso all'ultimo, permettendole di far alzare la quota del vincitore. Qualcuno l'accuserebbe di aver barato, ma non riesce davvero a trovarci nulla di male nel convincere qualcuno a guadagnarci più di quanto non avrebbe fatto vincendo.

Si sente chiamare, una voce da lontano. Lei prova a rispondere ma si ritrova la bocca impegnata. La cosa non la stupisce, avrebbe dovuto considerare la possibilità che non era bastata la parte di denaro guadagnata, e che l'ingordigia avrebbe bussato alla testa del complice. Succede sempre così quando hai a che fare con gentaglia di quel genere, uno in grado di vendersi la dignità per una manciata di quattrini e una dose di switch. Ancora, la voce di Nina le rimbalza nel cranio. Storce le labbra e sente l'urgenza. Si morde il labbro inferiore, allungando il collo a bisbigliare un “facciamo in fretta” che le taglia la voce con la voracità con cui le mani altrui le mappano i fianchi.

Non ha bisogno di altri richiami. Quindici minuti dopo torna verso il gruppo, tra i falò accessi e la musica strimpellata da qualche chitarra. Si aggiusta i jeans, abbottonandoli mentre cammina, si sistema i capelli, il maglione e poi avvolge le braccia sottili attorno la vita stretta del medico, facendo capolino oltre la sua spalla con il rotolo di soldi che viene sospinto nella tasca altrui in maniera fluida, distratta al contempo. Sorride, ma è un sorriso diverso da quello di prima. - Andiamo? - la domanda non mette fretta, è posta semplicemente per chiedere. Ci sono più soldi di quanti concordati, ma ogni cosa ha un suo prezzo al mondo. Le striscia un bacio contro la guancia e si ritrae, con la cautela di un serpente appesantito dalla sua ennesima vittima. Una bella serata, che le scava nel petto un senso di mancanza enorme, da soffocare tra alcol, erba e sesso, di quello buono, intenso che intorpidisce gli arti e lascia la testa pesante, affannata contro il cuscino. Un po' come accade ogni volta che incastra lo sguardo in quello chiaro di un reporter, o quando si lascia convincere da un'asina. Di certo non si accontenta di una sveltina, tristemente consumata contro un tronco nella boscaglia in cambio di un guadagno più alto sulle scommesse di quanto pattuito.